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DIETRO LE QUINTE, DAVANTI LA PORTA: DAL SANTO E I SUOI PORTIERI

Intervista con il preparatore dei portieri nerostellati. La passione per i guantoni e per il calcio portano il suo nome. 
“La porta è come una mamma: va difesa ad ogni costo e con ogni sacrificio”. 

 

“Nessun attaccante o difensore potrà mai capire la sensazione di completezza che dà il ruolo di portiere, confinato agli estremi del campo, bersaglio di ogni più tagliente ed affossante critica, forte solo della consapevolezza che solo lui ed il suo opposto in quel rettangolo di gioco possono permettersi il privilegio di usare ogni parte del corpo. Basta questo a far sentire il portiere al di sopra di ogni critica”.

 

Testi e musica di Fabio Dal Santo, il n° 1 dei numeri uno del Petra Malo. Bastano queste – sue – parole per presentarlo. Più che parole risuonano come melodia per chi legge e per chi scrive, per chi ha vestito i pantaloncini “rifoderati” da portiere, per chi ha indossato guantoni variopinti, per ha raccolto col groppo in gola un pallone dalla propria rete. Il fascino e insieme il macigno di pressione che porta con sè questo ruolo sono perfettamente riassunti in questa frase del preparatore dei portieri nerostellati, parte integrante dello staff tecnico della prima squadre e, per chi non lo sapesse, fratello del capitano (Ivan), condottiero sul campo in questa stagione da matricole in Promozione.

Una carriera lunga – e sfortunata visti gli infortuni – sui terreni di gioco del Vicentino, poi nel 2008 i guanti per la seconda volta appesi al chiodo disputando l’ultima partita ufficiale con la maglia del Malo. Dove ha messo radici, e dove sta raccogliendo i frutti del suo lavoro di preparatore. Nativo di Caltrano, Fabio ha tirato i primi calci al pallone da centrocampista nella squadra allenata dal papà, poi, per esigenze del destino, si è inventato portiere a 10 anni in un torneo triangolare. Il risultato? Finale della competizione vinta ai rigore con tre penalty parati dall’improvvisato portiere Dal Santo jr. Da lì Fabio non toglierà più i guantoni, vestendo le maglie “diverse” dai compagni di squadra di Schio, Zanè (con debutto in prima squadra a 16 anni), Scledum, Canove, Gas Jeans fino ad un brusco stop per infortunio nel 1998. Quasi sette anni di stop, sogni di gloria sportivi accantonati, poi la forza di riprovarci tornando con un pizzico d’incoscienza a difendere i pali della sua mini patria Caltrano, poi Centrale, ed infine la gioia di vestire la maglia nerostellata del Malo nell’anno del centenario, il 2008.

1) Poi? (tiro improvviso per saggiare i riflessi da portiere…)

“Chiusa la mia parentesi agonistica, visto che il ginocchio implorava pietà, pensai di dedicarmi alla preparazione dei portieri. Si susseguirono molteplici corsi, una buona raccolta di libri ed una bella pila di cd a tema fino a quando mio fratello Ivan mi procacciò il mio primo ingaggio da preparatore a Caldogno. Dopo la promozione in Prima categoria arrivò la telefonata di un “certo” Peo, che insieme al nostro presidente mi convinsero a trasferirmi a Malo. Il resto è storia fatta di  risultati grandiosi che hanno contribuito a risollevare il Malo dalla Seconda categoria alla Promozione. Oggi oltre ad allenare gioco con la squadra dello Jus Vicenza proprio sul campo di Malo che ci ha visto due anni fa sollevare la coppa di campioni del Nord e Centro Italia sempre in finale ai calci di rigore… Tanto per chiudere il cerchio parandone tre come all’esordio della mia carriera”.

2) Parliamo di Petra, ripartiamo da domenica. Malo che vince uno scontro diretto importante (ndr 2-1 esterno a Caldogno). Come hai visto la partita dalla tribuna  – insieme Disha in tribuna – e come mai ti trovavi lì? Come giudichi la prestazione della squadra?

“Non è la prima volta che seguo la partita dagli spalti con mister Gert, anche se questa volta ci accomunava la squalifica rimediata sul campo domenica scorsa … I ragazzi sono stati grandi! La partita è stata molto sofferta ma ritengo il risultato giusto anche se avremmo potuto fare qualche gol in più.L’importante sono comunque i tre punti che ridanno un po’ di ossigeno dopo il recente non felice periodo”.

3) Diamo un po’ di numeri… Che percentuali dai al Malo di salvarsi senza ricorrere ai playout?

“La situazione è molto delicata ed il primo calo di tensione potrebbe complicare le cose. Sono comunque certo che Gert ed Alessio sapranno mantenere alta la concentrazione della squadra. Alla fine penso che il lavoro fatto quest’anno ci ripagherà”.

4) Raccontaci il tuo lavoro di preparatore dei portieri. In cosa consiste, l’importanza di lavorare in sinergia con allenatore e gli altri collaboratori, i tuoi obbiettivi personali in questo ruolo…

“La figura del preparatore dei portieri è in continua metamorfosi proprio come il ruolo stesso, per questo è fondamentale aggiornarsi e sperimentare continuamente. Dieci anni fa c’era “l’allenatore” dei portieri, oggi invece la denominazione “preparatore” presuppone che il mister sia preparato nello sviluppo sia sul piano atletico che mentale del portiere. Secondo me oggi il 70% della preparazione del portiere si fa nella testa mediante l’autostima e la consapevolezza del ruolo. Ritengo inoltre di fondamentale importanza il ruolo del preparatore nelle giovanili perché contribuisce più di ogni altro a sviluppare le doti soggettive del giocatore. Rispetto ai miei colleghi con cui mi relaziono ai corsi mi sento molto atipico. Sebbene non tralascio la parte fisica ed atletica, grazie alla mia professione tendo a sviluppare con attenzione la parte emotiva, motivazionale e mentale.

Sul campo di calcio i miei portieri hanno due genitori acquisiti, il papà che sono io, sempre pronto a vedere i suoi “figli” come i più forti tra i portieri e la mamma che è rappresentata dalla porta, inviolabile e meritevole di ogni nostro sacrificio. Devo dire che la fortuna del mio ruolo sta anche nel poter lavorare serenamente e per questo devo ringraziare Gert e Alessio con cui si è creta una grandissima sintonia. Le provocazioni e gli sberleffi sono all’ordine del giorno negli spogliatoi, ma quando si esce in campo si dà il massimo. Siamo un team molto affiatato e riconosco in loro grande sinergia, capacità e preparazione”.

5) Pregi e difetti dei due portieri della prima squadra che segui da vicino… E i tuoi di quando giocavi fra i pali?

“I miei portieroni sono veramente grandi! Ogni allenamento è una continua competizione e questo contribuisce alla crescita di tutti, me compreso. Trovo veramente difficile individuare carenze in loro perché entrambi sono portieri completi, forti tra i pali, ottimi con i piedi e precisi nelle uscite. Marco è molto tecnico, carismatico ed il portiere più rapido che abbia mai visto. Oscar è potenza, esplosività e self control. Sono entrambi una sicurezza e sanno trasmettere questo stato a Nicolò, portiere dei juniores, che ha molta voglia di imparare ed è sempre pronto a mettersi a disposizione. Ogni tanto porto ad esempio situazioni a me capitate in  passato e questo contribuisce a rendere divertente e leggero l’allenamento. Io non sono stato un portiere spettacolare anzi, avendo leve molto lunghe difficilmente compievo balzi o tuffi miracolosi. I miei punti di forza erano le uscite alte ed il controllo con i piedi. Ormai il tempo nelle uscite non c’è più ma il temperamento e la voglia di vincere sono rimaste ed escono puntualmente quando sono chiamato a sostituire i portieri tra i pali in allenamento”.

6) Nel corso degli anni come si è evoluta secondo te la figura del preparatore dei portieri e il ruolo di portiere?

“Oggi ritengo che il portiere debba essere in assoluto rapido. Rapido nel leggere le situazioni di gioco ma soprattutto nel leggere la traiettoria del tiro e corrisponderla con il tipo di parata. I palloni moderni rappresentano la vera difficoltà per i portieri specialmente nei tiri da lontano e questo è riscontrato dalla terza categoria alla serie A. Il preparatore deve curare questo aspetto in allenamento allenando il portiere a tardare quanto più possibile la parata per poi recuperare con l’esplosività. Oggi comunque il portiere è sempre più un libero aggiunto e negli schemi moderni di gioco rientra nelle manovre difensive come ogni altro difensore. Per questo la capacità di giocare con i piedi è diventato il requisito più importante per il portiere moderno”.

7) Petra Malo una questione di famiglia… Tuo fratello è capitano della squadra. Chi è arrivato per primo a Malo?

“Siamo entrambi nati a Malo e forse il destino ci ha richiamati qui. Io sono arrivato nel 2008 mentre lui è arrivato due anni dopo in seguito ad una corte serrata. Penso che per la tenacia e per il sacrificio sia un ottimo esempio per i giovani e questo ha fatto in modo che diventasse in breve tempo una figura di riferimento all’interno della squadra, che l’ha riconosciuto come indiscusso capitano e trascinatore. Per me è più di un fratello ed il fatto di vederlo giocare e tifare per la mia stessa squadra mi riempie di orgoglio”.

8) Ti ricordi il tuo primo paio di guantoni? Quando li hai avuti, se sono stati un regalo, se te li sei comprati tu etc… 

“Certamente! I miei primi guanti mi furono regalati da mio zio Francesco, anche lui portiere del Malo in passato. Marca Uhlsport modello Zoff ’82. Ricordo il palmo rosso, all’epoca erano la cosa più tecnologica in commercio. Erano sempre con me, in cartella, nello zaino della dottrina o sotto la sella della bicicletta. I miei amici portavano il pallone ed io i miei inseparabili guanti. Quei guanti sbrindellati, quando li buttai alla fine, erano intrisi di sudore, lacrime e sangue di tanti gomiti e ginocchia sbucciate. Tra i tanti guanti passati ne conservo due paia speciali che per me sono diventati una reliquia. Un paio è legato al mio primo gol da portiere su punizione al tempo di Canove e l’altro è il record personale con la maglia dello Scledum di 6 rigori consecutivi parati”.

9) Concludiamo con l’obiettivo futuro…

“Dopo aver festeggiato il centenario con il Malo il mio obiettivo ora è la permanenza fino al centocinquantenario nel 2058. Dopo, sempre se Silvano – ndr Lappo, il presidente – sarà d’accordo, sentirò il bisogno di provare nuove esperienze”.