Interviste — 22 febbraio 2013

Intervista settimanale con Alessio Zaltron, domenica in panchina con la Prima Squadra a dirigere le danze.
Il suo calcio, il suo Malo, la sua seconda vita nel pallone dopo la carriera sul campo conclusa a soli 25 anni.  

 

Il “vice” che fa le veci. Domenica in panchina al posto di Gert Disha sedeva Alessio Zaltron, che in coppia con il mitico “Peo” Pernigotto costituisce braccio destro e sinistro del tecnico “titolare” dei nerostellati. Una presenza sfuggita forse ai quotidiani locali ma non a chi scrutava la panchina di casa dalle tribune del Comunale di Malo. Parola ad Alessio, quindi, giovane allenatore di 31anni appena che ha dovuto abbandonare troppo presto il calcio giocato per problemi di natura fisica, ma che ha saputo rigenerare la sua passione per il pallone in un nuovo ruolo. Al fianco di chi lo ha voluto vicino – Gert Disha appunto – salvando un grande amore dall’esser riposto in un cassetto.
Alessio Zaltron lavora come collaudatore tecnico, è sposato con una bimba di due anni e riesce a trovare il tempo per il “suo” Malo e lo fa volentieri. Proviene da Marano, dove ha percorso tutte le tappe del settore giovanile, spesso con la fascia da capitano indosso e con un un 100 gol segnati nelle giovanili, nonostante la vita da “mediano”. Da dire di lui che quando giocò la finale del “Città di Vicenza” nel 1999 si portò a casa una zolla dello Stadio Menti (speriamo che nessuno ora gli presenti il conto…). Poi il calcio da adulto, tra Marano, Siggi, Poleo e ancora Marano dove ha festeggiato la vittoria in Promozione, per poi passare all’Isola e infine all’Astico Posina dove ha chiuso il capitolo da giocatore nel 2007. In questi anni nasce e si salda l’amicizia con Gert Disha che lo porterà poi a scegliere la panchina… Di cui si parla ora.

“È stato giusto continuare a coltivare la passione perché non potevo far finta che non esistesse più una cosa che mi gira nel sangue!”

Parole sante. Che lo hanno poi portato a Malo dove tra Giovanissimi e Juniores Regionali ha contribuito a portare i baby nerostellati nelle primissime posizioni, con il culmine del 1° posto due stagioni or sono con tanto di palme dei miglior attacco e miglior difesa.

1) Domenica scorsa da buon vice hai fatto le… veci. Mister Disha ko per l’infulenza e squadra nelle tue mani. Come é andata risultato a parte?

“A mano a mano che passano gli anni acquisisci convinzione ciò che pensi, in quello che fai e in ciò che dici… Sono tappe: nel primo anno da vice allenatore capitava di dover tenere un allenamento da solo e avevo una paura boia! Adesso quando capita sono molto tranquillo, si fa esperienza. Domenica invece ero parecchio incasinato per i danni che aveva fatto la neve sul tetto di casa mia ma quando Gert mi ha detto che non c’è la faceva a venire io ho finito di sistemare le tegole in fretta e dopo mi sono messo concentrato a preparare la partita. Quindi per quanto riguarda il discorso di vice penso di avere fatto il mio compito e di essere stato seguito e rispettato dai ragazzi”.

 

2) “Quali devono essere secondo te le caratteristiche che deve avere un buon vice allenatore, figura della quale non si parla mai? 

“Innanzitutto un vice allenatore deve essere in linea con le idee del mister, la sintonia è indispensabile. Quando Gert è riuscito a convincermi a seguirlo ho subito sentito che lui metteva alla base di tutto e dava importanza al lavoro con il pallone e al lato umano verso i ragazzi. Sicuramente io mi ritengo una persona umile, giusto per dare l’idea  non c’ero nella foto della presentazione della squadra di quest’anno perché stavo parlando con Federico (ndr Spillare) del materiale necessario e di certi aspetti che potevano essere migliorati; poi non ci sono mai stato nel giornale quando sono andato a sostituire Gert in panchina. Sinceramente non ho mai dato importanza a quello che poteva sembrare, apparire. So con certezza che do’ al calcio il massimo di me stesso e questo a me basta. Dopo quando trovo i ragazzi avuti al primo anno che dopo tanto tempo mi salutano ancora volentieri, beh, capisco che probabilmente qualcosa di buono ho fatto.

Infine, ma non per ultimo, un buon vice sicuramente deve avere voglia di imparare, quindi ascoltare i consigli di quelli più esperti ma allo stesso tempo deve dire la propria opinione e essere presente nelle scelte fatte settimana per settimana”.

 

3) Stagione tribolata per il Petra dopo un buon avvio. Basterá la fame di punti per uscire dal digiuno di vittorie?

“Sicuramente la strada intrapresa è quella giusta, ne siamo tutti convinti. I risultati non stanno arrivando in questa fase della stagione, sta a noi però continuare su questa strada essendo bravi a fare sempre uno o più passetti avanti alla volta, senza mai tornare indietro neanche di un centimetro. Sono convinto che saremo premiati con questo atteggiamento”.

4) L’obiettivo realistico ora sarà piazzarsi bene per i playout o si può puntare alla salvezza diretta? Migliorando dove?

“Non ci penso neanche ai playout. Le partite sono tante , i punti pure, e mettiamoci anche qualche scontro diretto in mezzo. Inizialmente la squadra rispecchiava l’età media dei giocatori: cioè era spensierata, spregiudicata e quindi si giocava un bel calcio e si creavano tante occasioni. Questo era una bella cosa che, però, abbinata all’inesperienza, portava al concretizzare molto poco nei confronti della mole di gioco creato e a subire gol facilmente. Da un po’ di partite a questa parte abbiamo migliorato l’organizzazione, l’aggressività e la solidità di squadra. Due esempi: con l’Arzichiampo tirando via i primi 10 minuti  li abbiamo messi in difficoltà; domenica scorsa con il Nove abbiamo subito poco ma ne è venuto lo stesso il loro gol. Come parlato in settimana dobbiamo migliorare sicuramente la cattiveria sotto porta e dobbiamo essere bravi a non commettere nessuna distrazione (una percentuale di sfortuna comunque c’è) e continuare a giocare come squadra solida e organizzata”.

 

5) Sei un tecnico giovane in mezzo a tanti giovani. Vizi e virtù dei ragazzi del Malo…

“In questi anni di calcio visto da fuori il rettangolo di gioco mi sono accorto che a livello individuale le qualità tecniche sono migliorate molto rispetto ai miei tempi ma sicuramente la mentalità di giocatore di calcio si è un po’ persa. Adesso si sa fare il passaggio preciso, il bel tiro ma si è perso un po’ lo stare in campo, la determinazione nei contrasti, lo spirito di sacrificio verso il compagno. Ai giovani di oggi, che iniziano a giocare in una età molto più bassa di una volta, è giusto insegnare a  lavorare bene la palla ma secondo me non serve fargli fare chilometri su chilometri di corsa senza un motivo, si può fare corsa proponendo degli esercizi con la palla e che insegnano i movimenti giusti da fare in determinate situazioni di gioco”.

 

6) Qualche parola per  definire ciascuno dei componenti dello staff della prima squadra… 

Gert è un allenatore dal quale non si finisce mai di imparare anche perché certi esercizi se li sogna di notte! Molto bravo nella lettura della partita in corso e martellante durante gli allenamenti, infatti più di una volta gli ho detto che e come un martello pneumatico!
Peo è la passione per il calcio o forse la definizione stessa di “calcio” è fatta pensando a Peo!
Fabio, preparatore dei portier,i è molto bravo nel suo mestiere calcistico, innovativo negli esercizi e sempre con la battuta pronta, cosa che non guasta mai.
Leo, preparatore atletico, è una persona disponibile che ama come tutti noi dello staff essere circondati da giovani e passare del tempo assieme a sudare lavorando ma anche divertendosi”.

 

7) Concludiamo con i tuoi ricordi più belli legati al calcio e quello migliore legato al Calcio Malo.

“Per quanto riguarda il calcio giocato sicuramente la vittoria del campionato di promozione del 2006/2007. Per quello da allenatore la vittoria del campionato Juniores 2010/2011 come e sicuramente al primo posto la promozione dell’anno scorso… Ma la metto a pari merito con la salvezza che conquisteremo quest’anno!”

 

Share

About Author

lab. stampa

(0) Readers Comments

Comments are closed.